Insegnamento e intelligenza artificiale
Le conseguenze dell’intelligenza artificiale possono essere osservate in tante attività: economia, progettazione, comunicazione. Il punto di vista di chi si occupa di apprendimento, in particolare delle materie letterarie e linguistiche, viene sollecitato dalla produzione di testi e dall’elaborazione di contenuti.
Cosa distingue l’elaborato di una macchina dal lavoro graduale e faticoso di un giovane? A livello operativo, alcuni rischi sono evidenti: come si fa a sapere se le informazioni esposte sono vere o false? Quali fonti sono utilizzate? Ma le potenzialità altrettanto: rapidità nel cercare e elaborare informazioni, trovare o svolgere traduzioni, e molte altre funzionalità.
Alcune istituzioni si sono poste il problema se integrare questi programmi nelle attività di apprendimento. L’amministrazione delle scuole pubbliche di New York, a gennaio 2023, ha proibito chat gpt nelle scuole di cui è responsabile; ma a maggio lo ha reintrodotto, dicendo di avere sbagliato perchè lo strumento è accessibile nel privato ed è necessario imparare a utilizzarlo. In un’intervista su giornalettismo.com (9 gennaio 2023) la responsabile della piattaforma educativa “my edu”, Laura Fumagalli coindivide questa posizione, che considera le chat conversazionali uno strumento, da conoscere senza esaltarlo nè sottovalutarlo.
Ci si può chiedere cosa si può fare con essi senza che sostituiscano le nostra capacità. Tra gli esempi presenti in rete e ascoltati, si trova ad esempio imparare a porre le domande giuste per ottenere i risultati cercati, o riflettere su come le informazioni elaborate possano assumere significato.
Ma riflettere sulle chat conversazionali prima di conoscerle è l’atteggiamento, proprio di questo testo, di chi cerca un libretto d’istruzioni di fronte alle novità. L’altro modo è confrontarsi con esse, per sperimentarne le potenzialità e affrontarne i rischi.
Innovazioni e significato
Le novità in arrivo sono molte: realtà virtuale, mezzi bionici e integrazione uomo-macchina. Queste tecnologie possono essere viste in positivo o in negativo, ma pongono delle sfide: quale linguaggio potrà esprimerle? cosa imparare per viverle da protagonisti e cosa serve per diventare umani?
C’è chi pone la domanda opposta sul rapporto tra cultura letteraria e umanistica e tecnologia informatica. Come Alessandro Baricco nel saggio “The Game” (del 2019) dedicato alla rivoluzione informatica, dove parla di “digital humanities”: cercare un significato in ciò che sperimentiamo e chiedersi che cosa serve agli uomini.
Lo sguardo attento alle novità, quindi, affianca quello dei tempi lunghi, per affrontare il presente insieme alla consapevolezza della durata. Un pensiero simile è espresso dall’architetto Cesare De Seta nel libro “La città, da Babilonia alla smart city” (nel 2017) : “si avrà bisogno di case, industrie, servizi, aree verdi, [spazi culturali] che avranno le forme più diverse e […] materiali ogni volta nuovi, ma dovranno rispondere agli stessi bisogni di ieri, oggi e domani.”
E’ forse un bisogno di stabilità e sicurezza di fronte al cambiamento, ma nella prospettiva lunga o corta che ci poniamo, troviamo la creatività e i limiti di ogni scoperta.
